Open
Open....
Open (tournoi)
En
sport, un tournoi « open » est un tournoi « ouvert à tous ». L'origine est simple à expliquer : le terme provient d'un verbe anglais « to open » qui signifie ouvrir.
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Ouvert
Open
Das Wort Open bezeichnet:bezeichnender Name für internationale Sportereignisse, wie z. B.
German OpenOPEN-Teams in der
NotfallseelsorgeOPEN ist eine standardisierte Methode für objektorientierte Software-Entwicklung, die u.a. die
OML enthält. OPEN steht für Object-oriented Process, Environment and Notation.
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Offen
Open
OPEN, Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni, è una mostra che si tiene annualmente a Venezia Lido parallelamente alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica - La Biennale di Venezia.StoriaL’idea di "OPEN" è nata (1996) dal principio di creare una esposizione all’aperto installando una serie di sculture pubbliche contemporanee al Lido durante la Mostra del Cinema e si basa sul principio significativo di invitare un artista per ogni nazione partecipante: gli artisti che partecipano alla esposizione rappresentano il loro paese in un ambiente prestigioso e di cultura internazionale e palesano il legame fra le arti visive ed il cinema attraverso la loro presenza artistica lungo il percorso espositivo nevralgico lidense. "OPEN", con i suoi spazi interni ed esterni, ha la sua struttura specifica. L’osmosi fra i due mondi culturali si crea da sé all’aria aperta (OPEN) attraverso i movimenti spontanei ed interattivi dei due pubblici. Scultura ed ambiente sono un tema artistico affascinante di notevole spessore concettuale che da circa un trentennio si è quasi imposto nel mondo dell’arte in termini rinnovati. Esso presenta vari piani ed aspetti del discorso artistico e critico con implicazioni trasversali e verte sull’attitudine a coinvolgere spazi urbani e aree verdi di un territorio inteso nella complessità delle sue valenze antropologiche e culturali. Tale attitudine è suscettibile di suggerire ad un artista il percorso ideativo e poetico che ha una particolare intenzionalità sociale e comunicativa capace di misurarsi con certi aspetti rituali e simbolici degli spazi pubblici. Però non si tratta di una ricerca sulle modalità comunicative e linguistiche già date ed in qualche modo acquisite ma sempre una ricerca in fieri il cui esito è prevedibile in termini molto parziali dove solo un certo quoziente di rischio può assicurare ad acquistare nel tempo quella autentica valenza in campo sociale che solo un’opera scultorea può garantire. Tutto ciò comporta un ampio orizzonte di sperimentazione linguistica imprescindibile, le cui opzioni nel caso della scultura sono diventate sempre più immanenti alla scelta stessa dei materiali sia che questo appartengano alla stradizione statuaria sia che questi siano riferibili alla produzione industriale fino alle più recenti tecnologie elettroniche dove non fa differenza a livello della qualità artistica che tali materiali industriali vengano assunti per le loro potenzialità espressive o come materiali di scarto del circuito produttivo suscettibile dei più sorprendenti processi di risemantizzazione. Ne viene un’ampia fenomenologia propria della ricerca scultorea attuale che può presentare ipotesi di una oggettualità plastica tridimensionale dalla parvenza serrata e compatta a se stante o contrariamente, ipotesi che sconfinano deliberatamente nell’installazione, la quale a sua volta può decantarsi mediante svariate commistioni linguistiche. Nulla vieta che l’artista possa assumere nel suo processo ideativo elementi dell’ambiente (naturale o artificiale) facendoli direttamente integrare nell’opera. Il Lido di Venezia grazie alle sue caratteristiche urbane ed insulari presenta notevoli capacità d’intervento se pensiamo ai suoi spazi pubblici non eccessivamente connotati e di più recente sedimentazione storica offrendo altresì varie zone di verde pubblico in un contesto sul mare Adriatico assai più ricco di suggestioni visive. L’esposizione OPEN al Lido persegue un progetto espositivo legato ad una idea globalizzante nel mondo. Ciò che caratterizza questa manifestazione è appunto la consapevolezza di trovarci in una società sempre più pluralistica e multietnica dove appunto i confini tradizionali che separavano l’individuo dall’ambiente tendono a dissolversi portandoci verso una nuova sensibilità dove l’identità non è più separata dal proprio ambito come contenitore neutro delle nostre attività. Sotto la spinta di una sempre maggiore complessità e sofisticazione l’individuo è quindi costretto a aprirsi e differenziarsi. Le strutture cognitive dei singoli, alimentate dall’immaginario individuale del sistema dei mass media in continua evoluzione, finiscono per creare una pluralità di “mondi possibili” dove l’organizzazione del soggetto perde la propria specificazione. L’instabilità, l’inattendibilità e soprattutto la contraddittorietà diventano le categorie che accompagnano questo mondo complesso. La nuova soggettività carica di rinnovata sensibilità, relativizza l’esperienza della pluralità dei mondi attraverso una perdita di spessore dell’ordine reale. Le strategie di vita del soggetto si indirizzano di conseguenza verso altri luoghi verso nuovi metodi di apprendimento e di percezione. L’istantaneità poi della comunicazione determina una mutazione dei meccanismi della memorizzazione, in quanto è azzerata la percezione dello svolgersi degli elementi nel tempo. La memoria dell’uomo viene quindi sostituita dalla percezione simultanea e nell’immaginario sociale si determina sempre più una cancellazione della profondità del tempo. La memoria cessa quindi di essere un ripiegamento di se su se stessi come risorsa intimistica. Il lavoro sulla memoria del reale e dell’arte finisce per essere il desiderio di affondare le mani in quello che la realtà deposita come sedimento di identità e cultura. Si producono nel sistema dell’arte alcune modalità che fanno in modo che l’oggetto non venga riletto come appartenente ad un ordine ma neppure ad una forma, ma divenga operatività di una pratica artistica che si sostituisce alla rappresentazione e alla semplice appropriazione della realtà e della natura. Infatti, l’arte di quest’ultima soglia incatena ancora alla presentazione del dato artistico sia ridefinendo l’oggetto che viene presentato come segno appartenente ad una dimensione operativa che è propria della installazione che producendo e sviluppando dei veri e propri modelli che si prestano a diventare i contenuti del mezzo fotografico multimendiale. L’esposizione al Lido si configura (proprio all’interno di uno spazio molto ampio e per la possibilità delle installazioni) di articolarsi in luoghi diversi e non strettamente contigui come un sistema dinamico di interattività e relazionabilità fra i più percorsi culturali ed esperienze personali. La presenza poi di personalità critiche provenienti da culture molto diverse e lontane fra loro, le quali hanno fatto scelte del tutto personali non legate ad una tematica operativa comune, rafforza il senso di libertà ed autonomia che caratterizza questo panorama di creatività ed arte. Pertanto attraverso questa modalità di procedere che è già stata sperimentata nelle edizioni precedenti si possono promuovere e generare energie capaci di produrre attenzione, stupore, emozionalità negli spettatori che diventano partecipanti attivi in un progetto che vuole appunto coinvolgerli come momenti percettivi di nuove realtà creative.
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