Il termine "inconscio" (in tedesco Unbewusstsein) è stato utilizzato da
Karl Robert Eduard von Hartmann per indicare il principio della sua filosofia. Egli si rifaceva ai precedenti delle "percezioni insensibili" di
Gottfried Leibniz e quindi teorizzava l'esistenza di una zona inconscia. L'esistenza di una zona inconscia divenne un cardine della scuola di
Wolff e fu ammessa da
Kant. Fu però
Schelling che descrisse l'inconscio come un aspetto essenziale: "Questo eterno inconscio... che si nasconde... e imprime alle azioni libere la sua identità" (System der transzendentalen Idealismus, IV, F).
Arthur Schopenhauer riteneva inconscia la volontà di vivere. Su questa stessa linea si inseriva
Henri Bergson.
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adj. y m. inconsciente