La psicoanalisi (chiamata anche psicanalisi) è la teoria dell'
inconscio su cui si fondano una prassi e una disciplina psicoterapeutiche, e che ha preso l'avvio dal lavoro di
Sigmund Freud (Zamperini, Testoni, 2001, p. 1114). Partendo da questa prima definizione è possibile delinerare già alcuni punti importanti. Innanzitutto la psicoanalisi è una "teoria dell'
inconscio". Nell'indagine dell'attività mentale umana (psico-, da psiche, anima, più comunemente "mente", e -analisi: analisi della mente) essa si rivolge soprattutto a quei fenomeni psichici che risiedono al di fuori della coscienza. Viene perciò utilizzato il concetto di
inconscio che è però ben lungi dall'essere stato scoperto, teorizzato o addirittura "inventato" da Freud. Per una completa rassegna delle origini dell'inconscio si rimanda agli opportuni approfondimenti di
storia della psicoanalisi, ed in particolare agli importanti studi di
Ellenberger(La Scoperta dell'Inconscio, 1970). Qui possiamo limitarci a dire che tale concetto prende forma a partire dal razionalismo
cartesiano e che Freud lo rivide da un punto di vista descrittivo e topico. In secondo luogo la psicoanalisi è una prassi terapeutica. Essa quindi nasce come tecnica di cura. In particolare come cura dei disturbi mentali e, all'origine, come cura dell'isteria e successivamente dei fenomeni psicopatologici chiamati
nevrosi. La psicoanalisi, dunque, nasce per curare determinati disturbi mentali indagando le dinamiche inconsce dell'individuo. Alla base di tali disturbi, secondo tale teoria, è riscontrabile un conflitto tra istanze contrarie. Freud formulò tre ipotesi, una successiva all'altra, riguardo la natura di questo conflitto: 1) tra principio di piacere e principio di realtà (cioè tra la necessità di soddisfare il "piacere" interno e il necessario confronto con il mondo reale); 2) tra
pulsioni sessuali e pulsioni di autoconservazione (o dell'
Io); 3) tra pulsioni di vita e pulsioni di morte.
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ANALIZZANDO. ANALIZZANDA