Con l'espressione Territori Occupati (o, giornalisticamente, Territori) si intendono quelle aree
siriane e
palestinesi (amministrate dal 1948 dalla
Giordania) che furono occupate dalle
forze armate israeliane nel corso della
guerra dei sei giorni del 1967 e che sono state conservate da Israele - nonostante la richiesta della comunità internazionale e dell'
ONU circa la loro restituzione - con la motivazione che si debba perfezionare prioritariamente un trattato di pace che garantisca la sicurezza dello Stato ebraico contro qualsiasi forma di
revanscismo eventualmente espressa da parte dei paesi arabi coinvolti nei vari conflitti. Il
Libano ha aperto un suo contenzioso con Israele circa quella che viene considerata dal primo un'illegittima occupazione delle cosiddette "
Fattorie di Sheba'a" ma la dizione "Territori Occupati" non si riferisce a questa questione. Nella dizione Territori Occupati è stata a lungo compresa invece la Penisola del
Sinai egiziana ma, a seguito della sottoscrizione fra le due parti dell'Accordo di pace che provocò l'omicidio del Presidente egiziano
Anwar al-Sadat da parte di
terroristi fondamentalisti nel 1981, la questione ha trovato da tempo una sua definizione in grado di soddisfare entrambe le parti in causa. Dei Territori Occupati restano quindi a far parte ormai solo le aree ex giordane
cisgiordaniche - che con un'espressione
inglese vengono chiamate West Bank, ovvero "Sponda Occidentale" (del fiume
Giordano) - oltre alla
Striscia di Gaza, a lungo amministrata militarmente dall'Egitto dopo il 1948, fino agli Accordi di pace egitto-israeliani, nonché le
siriane alture del
Golan, ai confini settentrionali dello Stato ebraico. Molto spesso l'espressione è sintetizzata dai media nell'unica parola Territori.
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