La persistenza della visione dovrebbe essere un fenomeno, che, come nel 1829 da
Joseph Plateau nella sua "Dissertation sur quelques propriétés des impressions produites par la lumière sur l'organe de la vue" (nella quale tuttavia non parla esplicitamente di "persistenza retinica"), risulterebbe nella persistenza dell'immagine a livello
retinico. Plateau riteneva che la retina dell'occhio umano avesse la capacità di trattenere l'immagine per qualche frazione di secondo anche dopo che l'immagine stessa non era più visibile. L'effetto sarebbe simile alla
latenza. Uno studio sull'immagine conecutiva o "afterimage" è stato condotto dal fisico inglese Shelford Bldwell nel 1894. Una discussione sul meccanismo di formazione di queta immagine è originariamente riportata nel classico trattato di fisiologia di E. H. Starling, riscritto per l'undicesima edizione da Ch. Lovatt Evans, pagina 437. Un aggiornamento recente è di Jearl Walker "Il fantasma di Bidwell e altri fenomeni asociati" in "Le Scienze" numero 201, maggio 1985. Il concetto di persistenza retinica in rapporto al cinema viene enunciato espressamente nell'opuscolo "Nozioni sul cinematografo Augusto e Luigi Lumière", Silland,
Lione, 1897, stampato anche in italiano.
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