Il
10 giugno 1940, al momento dell'entrata in
guerra dell'Italia, la
concessione italiana di Tianjin (grande porto fluviale della
Cina Settentrionale, collegato a quello marittimo di Taku: nel 1902 l'Italia vi ottene una concessione di 500.000 metri quadrati) era presidiata da circa 300 marinai del
Reggimento San Marco ospitati nella caserma Ermanno Carlotto. Essi vivevano quasi completamente tagliati fuori dal mondo. I giapponesi infatti, subito dopo l'intervento italiano,con il pretesto di mantenere l'ordine, avevano invaso tutto il territorio internazionale della città, saccheggiando le caserme e chiudendo nei campi di concentramento ufficiali e truppa delle varie nazionalità. Per gli italiani, considerati come "amici", era stato adoperato un certo riguardo e gli uomini della San Marco avevano avuto il permesso di rimanere nella loro caserma e di conservare le armi. Ma si era trattato di una libertà limitata; essi infatti non potevano allontanarsi senza un lascia-passare giapponese,nè ricevere posta o tenere apparecchi radio. Nei tre anni successivi quindi le notizie arrivavano alquanto saltuariamente. Si sapeva che la guerra non andava troppo bene ma si ignorovano i principali avvenimenti che si erano verificati in quel periodo: la fine della campagna d'Africa, il bombardamento delle città italiane e la caduta del
fascismo. L'8 settembre 1943, poco dopo l'annuncio dell'
armistizio tra l'Italia e gli Alleati le truppe giapponesi irruppero nella caserma con le armi spianate. Gli uomini della San Marco, considerati traditori e trasportati in un campo di concentramento vicino a Tangashan. Successivamente dopo la sconfitta dei giapponesi le truppe alleate rimpatriarono i soldati nella primavera del 1947.
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