La chitina, scoperta dal chimico e farmacista francese
Henri Braconnot nel 1811, è uno dei principali componenti dell'
esoscheletro degli insetti e di altri
artropodi, della
parete cellulare di
funghi e
batteri, ed è presente anche nella cuticola epidermica o in altre strutture superficiali di molti altri
invertebrati. Dopo la
cellulosa, la chitina è il più abbondante biopolimero presente in natura. Dal punto di vista chimico si tratta di un
polisaccaride, costituito da più unità di acetilglucosammina (più specificamente, N-acetil-D-glucos-2-ammina) legate tra di loro con un legame di tipo ß-1,4, lo stesso delle unità di
glucosio che formano la
cellulosa. Pertanto la chitina può essere considerata come una
cellulosa nella quale al gruppo di
idrossile su ogni
monomero sia stato sostituito un gruppo di acetilammina. La chitina è inolte il componente principale della parete cellulare dei funghi. In queste pareti, oltre alla chitina, si trova il chitosano, completamente deacilato sul gruppo amminico dell'N-acetilglucosammina, che, invece, nei funghi può essere più o meno acilata sul gruppo. Spesso nei funghi essa è associata a polisaccaridi beta-glucani legati a proteine a formare una matrice polisaccaridica a volte stratificata. Nelle pareti di lieviti, facenti sempre parte del regno dei funghi, la chitina si riscontra raramente. I
legami idrogeno tra
polimeri adiacenti garantiscono alla sostanza una notevole durezza. Tale caratteristica, unita alla sua flessibilità e al fatto che è degradabile dagli
enzimi endogeni, fa della chitina un ottimo materiale per la produzione di fili per suture chirurgiche, bende e anche pelle sintetica.
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